"Novara il tuo ricordo la tua fanciullezza la tua adolescenza
l'arcobaleno
dei tuoi sogni la girandola dei tuoi pensieri l'epicentro
dei tuoi affetti
che si moltiplicano e non svaniscono un cantico che
inebria una carezza che
ti rinvigorisce".
Cosi è descritta l'amena Noa nel testo della poetessa
Ada Negri. Abbarbicata
alle pendici della roccia Salvatesta si erge tra le cime
più alte e ricamate
dei Nebrodi, pingue di storia e di arte.
Il territorio immerso nel verde ,tra le catene montuose
dei Nebrodi e dei
Peloritani, dovette essere abitato fin da epoche remotissime:(
Paleolitico
Superiore epigravettiano 9000 a. C.,Mesolitico, Neolitico
ed Eneolitico 3000
a. C.) una frequentazione così lunga è
attestata da ritrovamenti ceramici e
litici nel sito della Sperlinga presso San Basilio. Si
tratta di un
paesaggio rupestre , caratterizzato da balze calcare
, sede di una tribù di
venatori nomadi che utilizzarono il riparo come avamposto
di caccia nel
periodo estivo ( secondo studi recenti cfr. Mostra ,Settembre
2000 , a
Santa Caterina località castello Lipari
sul tema " Tra i Peloritani e i
Nebrodi prima dei Greci , saggio a cura di M. Cavalier
). A pochi
chilometri la vicinanza con il sito di Abacenum odierna
Tripi , antica polis
greca fondata da popolazioni sicano sicule , rappresenta
un altro punto di
riferimento antichissimo che caratterizzò il territorio
limitrofo nei secoli
successivi dalle prime fasi del V a. C. all'epoca romana.
Dopo il tracollo dell impero romano anche questa zona
conobbe le invasioni
barbariche nel 479 d.C.
Giunsero i Goti e subito di seguito imperversarono gli
infedeli-musulmani.
Noa conobbe allora il giogo dei Saraceni che lasciarono
chiare testimonianze
del loro dominio.
Il fortino che sorge sulla rupe prospiciente il paese
, rappresenta una
impronta indelebile di queste popolazioni. Costruito
come torre
d'avvistamento o come luogo di relegazione, constava
di una massiccia cinta
muraria dentro la quale si accedeva attraverso due portali
uno a levante
l'altro a ponente ; nello spazio interno si imponeva
un torrione di circa 15
metri che padroneggiava su tutto il paese.
Le prime abitazioni sorsero proprio qui accostate a ferro
di cavallo.
Intorno all'anno mille i Normanni di Ruggero si impadronivano
della Sicilia
ponendo fine a due secoli di dominio saraceno.
Incomincia cosi per il paese una rinascita culturale
e spirituale, lo stesso
Ruggero assegnerà in un privilegio un nuovo nome
al paese NOHARA.
Sotto Ruggero II nell' anno 1137 nel sito di Vallebona
, odierna Badia
vecchia, a ridosso di un torrente, furono edificati un
monastero e una
chiesa patrocinati dall'abate Ugo discepolo di Bernardo
di Chiaravalle e
originario della Borgogna.
Il monastero fu abitato da monaci cistercensi un ordine
cadetto che si era
affermato nella Francia medievale in quel tempo e già
aveva raggiunto un
certo numero di proseliti anche in Italia.
Qui in ottemperanza alla regola dell'ordine i monaci
conducevano vita
claustrale ,irradiarono con la luce della cultura
le tenebre dell'ignoranza
, ivi portarono la civiltà la fede la carità
e l'amore verso Dio.
La leggenda popolare tramanda che l'abate Ugo giunto
in questi luoghi
insieme alla sorella Genoveffa rivolgendosi a lei le
abbia detto: - passa
avanti o sorella - da qui derivò il nome della
contrada - quindi dopo aver
preso una pietra la scagliò oltre il ripido e
scosceso pendio dicendo : -
dove si fermerà questa pietra lì edificherò
il mio monastero.
Oggi del monastero resta ben poco: i ruderi del muro
di cinta e la chiesa di
Santa Maria Annunziata.
L'orientamento attuale della chiesa è di epoca
moderna; la facciata è
sormontata da un rosone di chiaro stampo romanico che
incorona un portale a
sesto acuto. Tra la chiave di volta e l'architrave si
nota una lunetta che
doveva contenere l'icona della madonna o una raffigurazione
inneggiante
l'ordine.
L'abside dell'edificio è invece andato completamente
distrutto.
All'interno una unica navata racchiude l'essenzialità
dello spazio , un
leggero strato di intonaco si intervalla con le
cornici in pietra arenaria
dei contrafforti e delle loggette.
Lo stile è in pieno accordo con l'ordine ; sobrietà
e mistico si
compenetrano.
Le cornici a sesto acuto tradiscono una chiara influenza
arabo normanna, la
copertura doveva essere a capriate tipica di altre chiese
medievali.
Con la distruzione del monastero nel 1626 , in seguito
ad un violento
alluvione, i monaci furono costretti ad abbandonare il
sito fino ad una
nuova ricostruzione e giungendo a Novara diedero vita
ad una nuova abbazia.
Accanto a questa fu fondato il convento ove risiedettero
i monaci immigrati
fino alle porte dell'Ottocento.
In questa Abbazia furono traslate le spoglie del defunto
Ugo e furono
conservate nel reliquario insieme agli indumenti, alla
giara il cui olio era
donato ai poveri , e a tutto quello che fu risparmiato
dalla furia
devastatrice dell'alluvione. Ugo fondatore del cenobio
fu beatificato nel
1664 e riconosciuto patrono di Novara.
Nel 1994 il parroco del paese mons. Enrico Ferrara , nel
mirabile intento di
salvaguardia dei beni culturali parrocchiali , portò
alla luce tre arche
che costituivano il corredo di reliquie che il beato
Ugo aveva recato con sé
nel corso del suo viaggio. Questi cofanetti: uno in legno
e gli altri due in
avorio e legno decorato , contenevano delle ampolle pregne
di sangue forse
di martiri cristiani ( databili ad epoca romana),
un reliquario di San
Bartolomeo , e dei vetrini riutilizzati dipinti e incrostati
da filamenti
in oro , rappresentanti padri della chiesa ; in particolare
la teca in legno
conteneva delle pietre provenienti dalla Terra Santa
facenti parte del
corredo spirituale del beato i tre reperti
insieme al Turibolo( incensiere da tetto), anch'esso
da poco restaurato per l'occasione,
furono esposti a Palermo
nella mostra Federico e la Sicilia nel 1200 , c/o Albergo
dei
Poveri Palermo.
Come il beato ne sia venuto in possesso rimane per gli
studiosi ancora oggi
un mistero fatto sta che queste reliquie erano tenute
in gran rispetto e
considerazione dalla gente del luogo che conferiva loro
una funzione
apotropaica e di salvazione contro le forze infernali
tutto ciò non deve
meravigliare vista la forte mole di superstizione nel
medioevo( ...risparmio
i lettori sull'intera interpretazione iconografica ed
allegorica che ne ha
fatto la medievista che ha curato la loro pubblicazione).
Non vi è alcun dubbio sul carattere esclusivamente
profano, non vi sono
infatti indicazioni di natura religiosa negli intarsi,
ma solo lodi al
possessore. Questo avvalla la tesi che le arche siano
state opera di qualche
artigiano del tempo e che erano state destinate alla
vendita sull'intero
territorio italiano ,prova ne è il confronto con
altri pezzi simili esposti
nella mostra e presenti in musei del Nord d'Italia.
Il periodo post-rinascimentale ferve di costruzioni religiose
di ogni
tipo,tra il 1500 e il 1600 furono costruiti più
di 25 edifici sacri in cui
si manifesta l'opera dell'artigiano locale, abile scalpellino
ed esperto
manovale. I materiali venivano reperiti nello stesso
territorio ricco di
giacimenti litici sedimentari.
La corsa al sacro giustificava la paura per un periodo
in cui le carestie
peste e guerre erano all'ordine del giorno.
Alle spalle della piazza Michele Bertolami sorge la chiesetta
di San
Francesco, risalente al 1400 denota una chiara influenza
gotica soprattutto
nelle finestre ogivali e nel portone d'ingresso con arco
a sesto acuto.
All'interno un' unica navata ha il compito di sottolineare
l'austerità
francescana ordine a cui la chiesa è stata consacrata.
Annesso alla chiesa
esisteva un convento francescano abolito nel 1652
per effetto di un decreto
di Innocenzo X. La caratteristica degli edifici sacri
novaresi riguarda la
pianta urbanistica molti di questi infatti sorgono nei
posti più angusti
senza aperture senza piazzette che ne decorino l'ingresso
,insomma nel
centro abitato vero e proprio. Tutto ciò , alla
luce della forte religiosità
del periodo , può essere interpretato in funzione
apotropaica , avvertibile
dal bisogno della popolazione di voler sentire la vicinanza
con il luogo del
culto. Alcune chiese come l'Annunziata, San Nicolò
,si fregiavano della
presenza di congregazioni religiose di fedeli raccolti
nella comunità. La
più importante si era costituita nella chiesa
di San Nicolò. Questa
confraternita ,fondata nel 1613 da Pietro Ruis
Parroco detta "sciapica",
accoglieva gente di diverso ceto sociale.
La chiesa costruita nel 1600, il campanile
è invece di poco posteriore,
consta di un' unica navata. All'interno non c'è
sfarzo nè decorazioni
troneggianti, tutto è letto in chiave umilmente
ascetica .
La chiesa dell'Annunziata costruita fine 500, sebbene
l'iscrizione
sull'architrave attesti il 1647, custodisce una annunciazione
marmorea della
scuola del Gagini; la torre ( a mò di campanile)
costituiva un nucleo a se
stante che non aveva niente a che vedere con la chiesa
infatti
l'orientamento della scala interna è palesemente
opposto a quello di altri
campanili ;si riconosce una tipologia tipica di torre
di guardia. Nel
quartiere più basso del paese , alle pendici del
fortino saraceno , sorge la
chiesa di Sant'Antonio , costruita nel 1609 fu terminata
nel 1669 come si
legge nell'iscrizione della facciata , posteriore è
invece il campanile che
fu eretto nel secolo successivo. L'originalità
dell'edificio è rappresentata
dal suo ingresso costituito da tre portali a sesto acuto
strombati verso
l'interno di chiaro stampo normanno-gotico ; le decorazioni
che fregiano i
capitelli del portale centrale danno un'idea della preziosità
decorativa
raggiunta dalla mano d'opera locale.
Nella zona medio alta sorge la chiesa di San Giorgio
la cui costruzione fu
ultimata nel 1696 da quanto si apprende dall'architrave
della porta
centrale. Sorta sopra i resti di una costruzione già
esistente fu in quel
periodo la chiesa madre del paese e San Giorgio ne era
il
protettore.L'interno è a tre navate delimitate
da due schiere di colonne in
pietra arenaria sormontate da capitelli corinzi ;gli
archi a tutto sesto e i
due altarini in stucco bianco danno l'idea dello stile
medievale. Nel coro
si trovano le statue di stucco : San Gelasio, San Guglielmo
, San Giovanni
di S. Secondo, San Tommaso da Villanova. Il tetto a capriate
è stato da poco
restaurato come anche il pulpito in legno , accanto alla
chiesa sorgeva
l'oratorio della congregazione di Santa Maria della consolazione.
Nel 1670
accanto alla chiesa fiorì il convento degli agostiniani
Scalzi poi adibito a
carcere nel periodo delle due guerre. Questa smania religiosa
è
rappresentata da un articolo di Gaetano Borghese storico
novarese che
scriveva " una folla di uomini che abbandonava i campi
per costruire edifici
sacri, tanto che pare ancora oggi di sentire il battere
delle mazze lo
stridere degli scalpelli il vociare degli uomini impegnati
nella
costruzione.". Novara quindi assurge in quel periodo
come paese della pietra
scolpita e di artisti del bronzo . Testimonianze laiche
di queste maestranze
sono rappresentate dai lavori in bronzo ubicati nelle
"piazzette" del paese
tra i quali spicca la copia del David michelangiolesco
opera dell' insigne
scultore locale Giuseppe Buemi e collocato nella piazza
M. Bertolami.
La statua riprende dei temi molto vivi nell'iconografia
medievale,
l'anelito alla libertà e l'intelligenza opposta
alla forza bruta. Il modello
più vicino , vista la giovane età del David
rappresentato , è quello del
Verrocchio (in quel modello l'eroe è raffigurato
in giovane età).
Ma il capolavoro delle maestranze locali si palesa nella
sua grandezza nella
cattedrale madre del Paese ''la Matrice'' dove è
collocata la statua della
Madonna protettrice del Paese, L'Assunta , la cui vara
è portata in
processione il 15 Agosto . La data attira tutti gli oriundi
i quali di
fronte a tale suggestivo spettacolo non riescono a trattenere
le lacrime
ricordando la loro gioventù nel paese e i loro
cari affetti.
Bè e qui mi fermo... qualcuno mi dirà dov'è
il Casalaina...è una giostra di
ricordi troppo lunga da spiegare troppo lesta da fermare...
e tu passante
inquieto in questi lidi senti il palpito che le parole
non raggiungono nel
vibrar in questa magica atmosfera.
A cura di GINO SOFIA
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